" UN GIORNO SAPREMO ABBRACCIARE IL CIELO

SENZA RESTARE A MANI VUOTE "


(LORENZO MULLON Poeta di Strada*)




LA PELLICCIA DELLA DISCORDIA

Dalla principessa Cristine, zia dell'Aga Khan e moglie di Sauddrin Khan, influente personaggio nel quale molti vedono il probabile successore di Javier Pérez de Cuellar segretario dell'ONU, è partita un'idea che ha portato a dir poco lo scompiglio in tutto il mondo e in particolare nel mondo della pellicceria. La signora, per fermare la strage degli animali da pelliccia, ha mobilitato le sue potenti amiche del jet set internazionale sensibilizzandole sull'inutilità e sulla crudeltà dell'uccisione di lontre, castori, foche e visoni solo per soddisfare la vanità e l'effimero piacere di chi vuole sfoggiare una costosa pelliccia. Le risposte non si sono fatte attendere: hanno infatti aderito all'appello dell'intraprendente Cristine, Marella Agnelli moglie dell'Avvocato che ha giurato di non volerle indossare mai più. Lady Diana che le ha definite orrende e demodée. E Ornella Muti che ha rinunciato a prestare la sua immagine alla pubblicità di una casa di pellicce. Infine, Yasmine Le Bon, moglie del cantante Simon dei Duran Duran, si è spinta oltre dichiarando pubblicamente che uccidere quegli splendidi animali per puro sfoggio di vanità, è un'inutile barbarie. Ha completato l'opera la lega antivivisezione che ha organizzato contemporaneamente nelle principali città d'Italia
la "giornata nazionale contro le pellicce", nel corso della quale sono stati messi al rogo sulla pubblica piazza, alcuni degli esemplari incriminati. Dall'altra parte, quasi sul lato opposto della trincea di quella che appare sempre più una guerra in piena regola, l'AIP, associazione italiana pellicceria, non ha perso tempo e ha sottolineato che la maggior parte delle pelli utilizzate per confezionare i tanto contestati capi, provengono dall'allevamento, e che in ogni caso non si deve dimenticare che il settore pellicceria dà lavoro ad oltre ottantamila addetti. A cura della stessa associazione è stato inoltre stampato un opuscolo destinato a far luce "su alcuni preconcetti che vanno diffondendosi nell'opinione pubblica" e nel quale vengono riportati anche brani della Bibbia che così recitano: "...riempite la terra e assoggettatela e abbiate dominio sopra i pesci del mare e i volatili dell'aria e tutti gli animali....e tutto quello che ha moto e vita satrà vostro cibo...." (Genesi cap. I n. 28). Chi con tanta fermezza e convinzione, si è fatto strenuo paladino degli animali, dovrebbe dunque anche smettere di mangiarli. Non va dimenticato poi che la pelliccia cosiddetta "ecologica" è in realtà assai inquinante, perchè fatta di materiale che il più delle volte è indistruttibile. L'intenzione della principessa è forse buona, ma il pavimento dell'inferno, si sa, è fatto di buone intenzioni. Infatti, se da un lato salviamo gli animali, dall'altro distruggendo l'ambiente con materiali sintetici non biodegradabili, uccidiamo gli uomini. Una così netta contrapposizione di idee ha confuso più di una persona, e molti usano l'amore verso gli animali per giustificare vanità e debolezze umane. C'è anche chi pensa malignamente che i ricchi, abbiano lanciato questa idea per indurre i meno abbienti ad acquistare il sintetico con l'illusione di essere alla moda, mentre loro continueranno a distinguersi sfoggiando capi autentici. In questo turbine di idee confuse, abbiamo cercato di vedere con più chiarezza rivolgendo delle domande a proprietari di negozi e pelliccerie perugine. Da Andrei, in corso Vannucci, si possono trovare sia capi "ecologici" richiestissimi dalle più giovani, sia capi autentici che continuano ad essere il sogno delle donne più mature. Parlando invece con il proprietario della pellicceria "Lorena Lapini", il tono si fa un poco più polemico. "Qui dentro non si vedrà mai un capo sintetico" afferma il proprietario, "questa è solo una moda, l'ecologia non c'entra nulla e una pelliccia pregiata rimarrà sempre un capo ambìto e prestigioso". Categorico anche Barbini, che afferma "una bella pelliccia rimarrà sempre il sogno di tutte le donne". Anche da Cantarelli in via Oberdan si trovano capi "ecologici" e giacche di montone. "Ora è più richiesto l'"ecologico", afferma il proprietario, "ed è una moda che durerà ancora nelle prossime stagioni, ma io credo che l'ecologia c'entri poco perchè per quanto riguarda le calzature ad esempio, si è tornati alla scarpa di lusso in pelle autentica". Tutti sono concordi nel dire che la richiesta del giaccone "ecologico" parte quasi esclusivamente dal pubblico giovane, mentre la pellicceria autentica continua ad essere richiesta senza flessioni apprezzabili. Quali conclusioni trarre? la verità è che la coerenza e l'equilibrio non sono di questo mondo e che in una certa misura siamo tutti un po' peccatori: quando non pecchiamo di vanità pecchiamo di gola. Se le donne si accontentassero di possedere pochi capi sintetici o pochi capi autentici, anzichè decine degli uni oppure degli altri, a seconda della moda imperante, e se ogni essere umano mangiasse carne con moderazione ricordando che "il re del creato" è onnivoro e non carnivoro come "il re della foresta", il nostro pianeta sarebbe più a misura d'uomo, ma anche più a misura d'animale. in una parola, migliore per tutti gli esseri viventi. Mai come in questo caso dunque, si rivela veritiera l'antica massima. "est modus in rebus"!
Tratto da: Corriere dell'Umbria, 19 dicembre 1989.
Genere: Fashion & Beauty; News & Social Problem.
Commento dell'autrice: questo è il mio primo articolo di moda, non è certo il migliore fra quelli che ho scritto ma evoca uno dei ricordi più teneri.
UN MERCATINO INTRISO D'ARTE

Le sue origini sono remote: forse l'uso di esporre oggetti d'artigianato in bella mostra sulla gradinata è nato insieme alla cattedrale stessa. Stiamo parlando del mercato che si tiene il martedì e il sabato sul lato posteriore del duomo di San Lorenzo a Perugia. Lo ritroviamo lì da sempre, puntuale ogni settimana, quasi a sottolineare volutamente il contrasto, la contrapposizione tra sacro e profano, tra il raccoglimento mistico che il luogo vuole ispirare e l'atmosfera chiassosa e venale inevitabilmenmte creata dai venditori. Ma forse, la spiegazione più logica, il motivo di un così singolare accostamento, va ricercato semplicemente nelle maggiori occasioni di scambi commerciali dovute alla affluenza dei pellegrini. E' preferibile però lasciare queste considerazioni agli studiosi del costume, che sicuramente sanno fornire spiegazioni assai più esaurienti di quelle qui enunciate, e soffermarsi invece ad osservare meglio questo mercatino, che seppure di modeste dimensioni, è da considerare un'istituzione perugina. Si distingue da tutti gli altri presenti in città per la totale assenza delle "bancarelle", tutta la merce è infatti sui gradini, e perchè vi si trovano quasi esclusivamente oggetti di terracotta rossa o ceramica policroma, utensili in ferro battuto o rame, e cesti di vimini intrecciati, anche se sempre più spesso, sono ahimè accompagnati da orribili "cose" in plastica colorata, che deturpano con la loro presenza questo angolo così suggestivo. Ritagliarsi un piccolo spazio nell'arco della giornata, per visitarlo, è una fatica che viene largamente compensata dalle sorprendenti scoperte. Mentre lo sguardo indugia sulle forme antiche e accarezza fiori e fregi, sorgono spontanei alcuni interrogativi. "Cosa può trovare una ragazza d'oggi in questo posto?" Oppure "Ha ancora senso un recipiente di terraglia nell'epoca delle pentole a pressione?" Per non parlare poi di alcuni oggetti tipici del luogo, e legati ad una cucina semplice e frugale, e nello stesso tempo fantasiosa e saporita, oggi quasi scomparsa. Quante, ad esempiuo, sanno usare un "testo" per cuocere la famosa torta? Eppure il re del mercato è proprio lui, il "testo", che troneggia ancora, allineato in varie dimensioni sui gradini più alti. Ve ne sono di cemento con il manico centrale in ferro, oppure di terracotta rossa, con due manici laterali o uno solo centrale, ornati nella parte superiore, da incisioni di grosse margherite o quadrifogli; e sembra che questi ultimi siano le riproduzioni più fedeli del tipo più antico, chiamato "panaro" nell'Alta Valle del Tevere. Certo è più semplice comperare la torta già pronta in un negozio, magari correndo il rischio di sentirla chiamare erroneamente "pizza", cosa che fa inorridire le nostre nonne, ma i tempi oggi a disposizione non consentono più tali preparazioni. Che dire poi della "ghiotta" o "leccarda"? Altro utensile dimenticato, adoperato un tempo per raccogliere il grasso delle carni allo spiedo che si scioglieva durante la cottura, per poterlo poi di nuovo versare sulle carni stesse, con l'apposito mestolino. Se ne trovano ancora a prezzi assai modici, di varie dimensioni, in rame o in terracotta. Ma le meraviglie non finiscono certo qui. Altri oggetti catturano la nostra attenzione. Uno di questi è lo "scaldino", certamente inutile nelle nostre case, ma indispensabile quando il termosifone non c'era o era privilegio di pochi. Se ne teneva uno grande al centro della stanza, mentre molte signore, ne avevano un secondo, piccolissimo, sempre sulle ginocchia. Oggi vengono venduti esclusivamente a scopo ornamentale. Non si può lasciare la gradinata senza dare un ultimo sguardo agli innumerevoli vasi per fiori. Rievocano piacevolmente, immagini di balconi fioriti e di giardini pensili, per fortuna ancora numerosi sebbene non tutti curati con la dovuta attenzione. Un mercatino della nostalgia dunque? Direi proprio di no; piuttosto l'occasione per riscoprire, nei limiti consentiti dalle mutate condizioni di vita, il gusto per le cose semplici e belle e l'uso di certi oggetti, che sebbene antichissimi, possono ancora oggi trovare una degna collocazione nelle nostre case e aiutarci a restituire alla nostra vita una dimensione più umana e meno frenetica.
Tratto da: Corriere dell'Umbria, 7 aprile 1989.
Genere: Tourism & Travel.
Commento dell'autrice: questo è il mio primo articolo ed è dedicato a un angolo a me particolarmente caro di Perugia, la mia città. A distanza di oltre 20 anni il mercatino è ancora lì, con i suoi semplici "tesori" che attendono solo di essere riscoperti.
* Il Poeta Lorenzo Mullon si può incontrare, con un po' di fortuna, passeggiando per le calli di Venezia, dove propone ai passanti, a prezzo poetico, i suoi libricini di poesie autoprodotti.


IL BLOG E' IN COSTRUZIONE.
CI SCUSIAMO PER IL DISAGIO.