" UN GIORNO SAPREMO ABBRACCIARE IL CIELO

SENZA RESTARE A MANI VUOTE "


(LORENZO MULLON Poeta di Strada*)




UN MERCATINO INTRISO D'ARTE

Le sue origini sono remote: forse l'uso di esporre oggetti d'artigianato in bella mostra sulla gradinata è nato insieme alla cattedrale stessa. Stiamo parlando del mercato che si tiene il martedì e il sabato sul lato posteriore del duomo di San Lorenzo a Perugia. Lo ritroviamo lì da sempre, puntuale ogni settimana, quasi a sottolineare volutamente il contrasto, la contrapposizione tra sacro e profano, tra il raccoglimento mistico che il luogo vuole ispirare e l'atmosfera chiassosa e venale inevitabilmenmte creata dai venditori. Ma forse, la spiegazione più logica, il motivo di un così singolare accostamento, va ricercato semplicemente nelle maggiori occasioni di scambi commerciali dovute alla affluenza dei pellegrini. E' preferibile però lasciare queste considerazioni agli studiosi del costume, che sicuramente sanno fornire spiegazioni assai più esaurienti di quelle qui enunciate, e soffermarsi invece ad osservare meglio questo mercatino, che seppure di modeste dimensioni, è da considerare un'istituzione perugina. Si distingue da tutti gli altri presenti in città per la totale assenza delle "bancarelle", tutta la merce è infatti sui gradini, e perchè vi si trovano quasi esclusivamente oggetti di terracotta rossa o ceramica policroma, utensili in ferro battuto o rame, e cesti di vimini intrecciati, anche se sempre più spesso, sono ahimè accompagnati da orribili "cose" in plastica colorata, che deturpano con la loro presenza questo angolo così suggestivo. Ritagliarsi un piccolo spazio nell'arco della giornata, per visitarlo, è una fatica che viene largamente compensata dalle sorprendenti scoperte. Mentre lo sguardo indugia sulle forme antiche e accarezza fiori e fregi, sorgono spontanei alcuni interrogativi. "Cosa può trovare una ragazza d'oggi in questo posto?" Oppure "Ha ancora senso un recipiente di terraglia nell'epoca delle pentole a pressione?" Per non parlare poi di alcuni oggetti tipici del luogo, e legati ad una cucina semplice e frugale, e nello stesso tempo fantasiosa e saporita, oggi quasi scomparsa. Quante, ad esempiuo, sanno usare un "testo" per cuocere la famosa torta? Eppure il re del mercato è proprio lui, il "testo", che troneggia ancora, allineato in varie dimensioni sui gradini più alti. Ve ne sono di cemento con il manico centrale in ferro, oppure di terracotta rossa, con due manici laterali o uno solo centrale, ornati nella parte superiore, da incisioni di grosse margherite o quadrifogli; e sembra che questi ultimi siano le riproduzioni più fedeli del tipo più antico, chiamato "panaro" nell'Alta Valle del Tevere. Certo è più semplice comperare la torta già pronta in un negozio, magari correndo il rischio di sentirla chiamare erroneamente "pizza", cosa che fa inorridire le nostre nonne, ma i tempi oggi a disposizione non consentono più tali preparazioni. Che dire poi della "ghiotta" o "leccarda"? Altro utensile dimenticato, adoperato un tempo per raccogliere il grasso delle carni allo spiedo che si scioglieva durante la cottura, per poterlo poi di nuovo versare sulle carni stesse, con l'apposito mestolino. Se ne trovano ancora a prezzi assai modici, di varie dimensioni, in rame o in terracotta. Ma le meraviglie non finiscono certo qui. Altri oggetti catturano la nostra attenzione. Uno di questi è lo "scaldino", certamente inutile nelle nostre case, ma indispensabile quando il termosifone non c'era o era privilegio di pochi. Se ne teneva uno grande al centro della stanza, mentre molte signore, ne avevano un secondo, piccolissimo, sempre sulle ginocchia. Oggi vengono venduti esclusivamente a scopo ornamentale. Non si può lasciare la gradinata senza dare un ultimo sguardo agli innumerevoli vasi per fiori. Rievocano piacevolmente, immagini di balconi fioriti e di giardini pensili, per fortuna ancora numerosi sebbene non tutti curati con la dovuta attenzione. Un mercatino della nostalgia dunque? Direi proprio di no; piuttosto l'occasione per riscoprire, nei limiti consentiti dalle mutate condizioni di vita, il gusto per le cose semplici e belle e l'uso di certi oggetti, che sebbene antichissimi, possono ancora oggi trovare una degna collocazione nelle nostre case e aiutarci a restituire alla nostra vita una dimensione più umana e meno frenetica.
Tratto da: Corriere dell'Umbria, 7 aprile 1989.
Genere: Tourism & Travel.
Commento dell'autrice: questo è il mio primo articolo ed è dedicato a un angolo a me particolarmente caro di Perugia, la mia città. A distanza di oltre 20 anni il mercatino è ancora lì, con i suoi semplici "tesori" che attendono solo di essere riscoperti.